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| L'origine degli agrumi si può
localizzare nell' Asia Meridionale: dalla Cina Meridionale
sembra provenire l'arancio amaro, dall' Indocina e e Cina l'arancio
dolce, dall'India il cedro e il limone, dalle isole Samoa il mandarino. |
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| Ma spetta agli arabi il merito
di aver diffuso il limone e l'arancio amaro nell'area Mediterranea
dalle zone Tropicali dell'Estremo Oriente, (il cedro |
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invece era conosciuto dagli antichi
come risulterebbe dai mosaici di Pompei) insieme al riso, alla canna
da zucchero, al grano duro, al cotone e a varie altre piante. |
| Si racconta anche che gli alberi di
agrumi all'inizio del diciannovesimo secolo erano considerati solo
alberi ornamentali e da lì la nomenclatura, ancora oggi usata
di "giardini di agrumi". |
| Queste colture prediligono il caldo,
sicchè si intuì subito che questi frutti davano ai
contadini di quel tempo la possibilità di impiegarsi anche
in estate, stagione morta nel calendario agricolo antico, ma per
la loro acclimazione si capì ben presto che occorrevano cure
attente e specifiche, in particolare avevano un gran bisogno di
acqua, che difficilmente poteva essere fornita dalla natura nell'Europa
Meridionale e nel Nord Africa. |
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| Qui infatti, per la forte luminosità
e per l'aridità del suolo, il fabbisogno idrico risultava
nei mesi estivi ben maggiore che nei climi umidi delle regioni di
origine. |
| Solo l'irrigazione artificiale poteva
colmare il divario. |
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L'avvento degli Arabi mutò
in modo radicale le tecniche di produzione introducendo un insieme
di modifiche strutturali, soprattutto irrigue, che furono in breve
periodo fissate nell'uso ed inserite in un sistema coerente. |
| A buon diritto dunque si parla di
"Rivoluzione agricola araba". Anche se alcune altre
innovazioni erano destinate a comparire successivamente, ad |
| esempio alla fine del XV secolo con la diffusione
dell'arancio dolce, quello che fu poi chiamato "Portogallo",
o alla metà del Seicento con l'ibridazione tra limetta e
limone che diede vita al Bergamotto, la continuità della
tradizione Musulmana appare evidentissima, soprattutto in Sicilia
da dove certe tecniche si espandono. |
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| La stessa parola "Zagara" viene dall'arabo
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"Zahara",
ma tutta la terminologia usata ancora oggi nell'isola per indicare
le macchine e le opere irrigue risuona di radici arabe. |
| "Giarre": vegono
dette le torrette attraverso cui l'acqua veniva smistata. |
| "Gebbie": le vasche
in cui viene raccolta. |
| "Saie": i canali
in piena terra oppure in pietra lungo i quali veniva distribuita. |
| "Zappa": era la misura
dell'erogazione idrica per unità oraria. |
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"Senie" o "Zenie": erano le macchine
che mediante ruote e recipienti elevavano il prezioso liquido
dai pozzi, dai fiumi, dalle vasche; ed entrambe le parole in arabo
significano "giardino irrigato".
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